San Bernardo di Chiaravalle nella Divina Commedia

san bernardo di Chiaravalle

Chi era San Bernardo nella Divina Commedia? Il personaggio che compare negli ultimi canti del Paradiso è San Bernardo di Chiaravalle, monaco cistercense e grande figura della spiritualità medievale. Dante lo incontra nell’Empireo, nel canto XXXI, quando Beatrice ha ormai ripreso il proprio posto nella Candida Rosa dei beati. Da quel momento Bernardo diventa la terza e ultima guida del poeta e lo prepara alla visione conclusiva di Dio. La sua presenza occupa soltanto la parte finale del poema, ma ha una funzione decisiva. Dopo Virgilio e Beatrice, Dante affida a Bernardo il passaggio dalla conoscenza alla contemplazione: non si tratta più di comprendere l’ordine dell’aldilà, ma di prepararsi a un’esperienza che supera le normali possibilità dell’intelletto umano.

Chi era San Bernardo di Chiaravalle nella storia

Bernardo nacque in Borgogna nel 1090 e, ancora giovane, entrò nell’abbazia cistercense di Cîteaux. Nel 1115 fu inviato a fondare il monastero di Clairvaux, Chiaravalle, di cui divenne abate. Fu una delle personalità religiose più influenti del XII secolo: scrisse sermoni, lettere e trattati. La Enciclopedia Dantesca Treccani ricostruisce la sua biografia. Bernardo fu un rappresentante eminente della teologia monastica e della mistica medievale: la sua riflessione insisteva sulla contemplazione, sull’amore di Dio e su una spiritualità nella quale la conoscenza non rimane soltanto esercizio intellettuale. Particolarmente importante fu anche la sua devozione mariana. Un approfondimento della Santa Sede ricorda il titolo tradizionale di Doctor mellifluus, legato alla dolcezza della sua predicazione. Sono elementi che aiutano a capire perché Dante scelga proprio lui per il momento conclusivo della Commedia.

Perché San Bernardo sostituisce Beatrice nel Paradiso?

Nel canto XXXI Dante si volta verso Beatrice, ma al suo posto trova un “sene”, un anziano dal volto benigno: Bernardo. Il cambio di guida non implica che Beatrice perda importanza. Il suo compito è terminato perché Dante ha ormai raggiunto l’Empireo. Per l’ultima tappa serve una figura associata alla contemplazione mistica. La sequenza delle tre guide costruisce una progressione. Virgilio accompagna Dante attraverso Inferno e Purgatorio e rappresenta la ragione umana; Beatrice conduce il poeta attraverso i cieli del Paradiso e introduce alla verità rivelata; Bernardo interviene quando Dante deve prepararsi alla contemplazione diretta di Dio. VIVIT sottolinea proprio questo passaggio dalla scienza teologica all’ardore contemplativo e alla grazia.

La scelta va letta all’interno del significato della Divina Commedia: il viaggio è una progressiva trasformazione della capacità di Dante di conoscere e vedere. Anche la struttura della Divina Commedia porta il lettore verso questo punto finale, nel quale l’intera architettura del poema converge nella visione dell’Empireo.

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San Bernardo, Maria e la visione finale di Dio

Il ruolo di Bernardo è strettamente legato alla Vergine. Nel canto XXXI mostra a Dante Maria nella Candida Rosa; nel canto XXXII gli spiega l’ordine dei beati; all’inizio del canto XXXIII pronuncia infine la preghiera che prepara l’ultimo atto del viaggio. La celebre invocazione “Vergine Madre, figlia del tuo figlio” non è un episodio isolato. Bernardo chiede a Maria di intercedere affinché Dante riceva la grazia necessaria per sostenere la contemplazione divina. Il testo del canto XXXIII è consultabile nel progetto Dante Global della Società Dante Alighieri.

Tre elementi spiegano dunque la presenza di San Bernardo nel finale:

  • la contemplazione: Bernardo incarna una forma di conoscenza mistica adeguata all’ultima tappa del viaggio;
  • la devozione mariana: è lui a rivolgersi alla Vergine perché interceda per Dante;
  • la funzione di ultima guida: accompagna il poeta dall’Empireo fino alla soglia della visione di Dio.

È significativo che Bernardo compaia soltanto nei canti XXXI-XXXIII. Dante non ne costruisce una lunga biografia: lo introduce quando la sua funzione diventa necessaria. Il percorso iniziato nella selva oscura termina così non con una nuova spiegazione razionale, ma con una preghiera e con la contemplazione. Questo finale aiuta anche a comprendere alcune delle frasi più famose della Divina Commedia, perché l’invocazione alla Vergine e l’ultimo verso appartengono alla stessa sequenza conclusiva. Il periodo di composizione della Divina Commedia colloca il Paradiso negli ultimi anni del lavoro di Dante.

Perché esiste una “Divina Commedia di San Bernardo” di Imago?

La Divina Commedia di San Bernardo proposta da Imago è la riproduzione in facsimile del Codice 9 della Biblioteca del Seminario Vescovile di Padova, manoscritto della seconda metà del XIV secolo. Le fonti bibliografiche e la stessa Biblioteca del Seminario identificano tradizionalmente il codice come Commedia di San Bernardo. Gli studi sull’apparato figurativo segnalano una caratteristica pertinente: il miniatore del manoscritto 9 rappresentò nel programma iconografico del Paradiso anche San Bernardo.

Il riferimento è coerente con Bernardo di Chiaravalle, ultima guida di Dante. Il codice, oggi parte della Biblioteca di Dante di Imago, permette così di osservare come la figura del santo e il finale siano stati tradotti anche nel linguaggio visivo della miniatura medievale.

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