Il manoscritto F.III.16 della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino conserva, alle carte 182r–190v, la più antica redazione nota della Vita Sanctorum Marini et Leonis, tradizionalmente denominata Vita Sancti Marini. Il testo costituisce la fonte primaria per la ricostruzione della figura di Marino, scalpellino vissuto tra il III e IV secolo d.C., originario dell’isola di Arbe (Rab, Croazia). La narrazione documenta il suo trasferimento nell’area altoadriatica, il passaggio per Ariminum (Rimini) e l’insediamento sul Monte Titano, nucleo originario della futura comunità sammarinese.
La Vita, redatta in un latino elegante, presenta un profilo agiografico che integra elementi biografici, modelli etici e finalità comunitarie. Le virtù attribuite a Marino — laboriosità, solidarietà, autonomia — assumono una funzione fondativa, configurando la comunità del Monte Titano come organismo regolato da principi civili e spirituali condivisi. Rispetto ai Passionarii altomedievali, la Vita Sanctorum Marini et Leonis si distingue per l’ampiezza dell’itinerario geografico e per la presenza di un marcato contenuto civico, raro nella produzione agiografica coeva.
Il codice, acquisito dal Regno d’Italia nel 1824, proviene dallo scriptorium dell’Abbazia di Bobbio, uno dei principali centri di produzione libraria dell’alto Medioevo. Nel febbraio 2025 il manoscritto F.III.16 è stato iscritto nel Registro UNESCO Memory of the World. La candidatura congiunta di San Marino, Italia e Croazia riconosce il valore storico e culturale condiviso del documento. La certificazione UNESCO attesta il carattere universale della Vita Sancti Marini, ne garantisce la tutela a lungo termine e ne valorizza la funzione di testimonianza storica, identitaria e interstatuale, destinata a rimanere accessibile alle future generazioni.







