Il Salterio di Egberto – noto anche come Codex Gertrudianus – è un prezioso manoscritto realizzato a Reichenau tra il 977 e il 993 per la devozione privata dell’arcivescovo Egberto di Treviri. Scritto in latino su pergamena, conta 231 fogli (mm 238 × 188) e rappresenta un caposaldo della produzione libraria ottoniana. Il nucleo originario comprende i salmi biblici, preghiere e professioni di fede, introdotti da splendide miniature a piena pagina dai colori vividi e ricchi tocchi d’oro. Quindici aperture interamente dipinte scandiscono la lettura dei salmi in gruppi di dieci, alternando miniature e pagine d’incipit ornate da grandi iniziali intrecciate.
Nel secolo successivo, il manoscritto fu ampliato nella Rus’ di Kiev per la principessa Gertruda, consorte del Gran Principe. Furono aggiunte nuove preghiere e cinque magnifiche miniature in stile bizantino, tra cui una Natività ambientata in una grotta e una Crocifissione, entrambe incorniciate da decorazioni sontuose. Gertruda e il figlio Jaropolk compaiono in scene devozionali che li mostrano inginocchiati davanti a San Pietro o incoronati in cielo da Cristo. Il testo originale fu scritto da quattro diversi copisti in minuscola carolina, con titoli in onciale dorata e iniziali in oro che segnano l’inizio di ogni versetto. Anche gli interventi dell’XI secolo rispettano questa elegante tradizione grafica.
La storia del manoscritto prosegue in Germania meridionale: probabilmente giunse al monastero di Zwiefalten prima del 1144, poi passò alla famiglia Andechs. Secondo la tradizione, fu Bertoldo, patriarca di Aquileia, a donarlo alla cattedrale di Cividale, da cui entrò infine nel Museo Archeologico.




