Salterio di Egberto

Museo Archeologico Nazionale di Cividale del Friuli

Cividale del Friuli, Italia

Secolo X - XI

Tiratura limitata

Realizzato presso l’abbazia di Reichenau e arricchito successivamente nella Rus’ di Kiev, il Salterio di Egberto – noto anche come Codex Gertrudianus – è uno dei più straordinari manoscritti ottoniani giunti fino a noi. Scritto in latino su pergamena, conta 231 fogli (mm 238 × 188) e rappresenta un caposaldo della produzione libraria di Reichenau.

  • Formato 23,8 × 18,8 cm
  • 231 fogli
  • Applicazione dell’oro in lamina
  • Carta pergamena trattata a mano
  • Cucitura artigianale su corde

Il Salterio di Egberto – noto anche come Codex Gertrudianus – è un prezioso manoscritto realizzato a Reichenau tra il 977 e il 993 per la devozione privata dell’arcivescovo Egberto di Treviri. Scritto in latino su pergamena, conta 231 fogli (mm 238 × 188) e rappresenta un caposaldo della produzione libraria ottoniana. Il nucleo originario comprende i salmi biblici, preghiere e professioni di fede, introdotti da splendide miniature a piena pagina dai colori vividi e ricchi tocchi d’oro. Quindici aperture interamente dipinte scandiscono la lettura dei salmi in gruppi di dieci, alternando miniature e pagine d’incipit ornate da grandi iniziali intrecciate.

Nel secolo successivo, il manoscritto fu ampliato nella Rus’ di Kiev per la principessa Gertruda, consorte del Gran Principe. Furono aggiunte nuove preghiere e cinque magnifiche miniature in stile bizantino, tra cui una Natività ambientata in una grotta e una Crocifissione, entrambe incorniciate da decorazioni sontuose. Gertruda e il figlio Jaropolk compaiono in scene devozionali che li mostrano inginocchiati davanti a San Pietro o incoronati in cielo da Cristo. Il testo originale fu scritto da quattro diversi copisti in minuscola carolina, con titoli in onciale dorata e iniziali in oro che segnano l’inizio di ogni versetto. Anche gli interventi dell’XI secolo rispettano questa elegante tradizione grafica.

La storia del manoscritto prosegue in Germania meridionale: probabilmente giunse al monastero di Zwiefalten prima del 1144, poi passò alla famiglia Andechs. Secondo la tradizione, fu Bertoldo, patriarca di Aquileia, a donarlo alla cattedrale di Cividale, da cui entrò infine nel Museo Archeologico.

ripresa alta definizione
Ripresa in alta definizione
fedeltà cromatica
Fedeltà cromatica
stampa fine art
Stampa fine-art
rilegatura a mano
Rilegatura a mano

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