Il prezioso manoscritto fu miniato da Francesco Binasco, attivo a Milano alla corte degli Sforza tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento. La sua mano, riconoscibile per la finezza del tratto e la sensibilità cromatica, conferisce al codice un’eleganza misurata. La miniatura, caratterizzata da toni caldi e vivaci, rivela echi dello stile di Bernardino Zenale, mentre le architetture in prospettiva — piena espressione del linguaggio rinascimentale — riflettono l’influenza di Leonardo e di Bramante, entrambi presenti a Milano negli ultimi decenni del XV secolo. Persistono tuttavia, in filigrana, reminiscenze della pittura trecentesca, in particolare fiamminga, riconoscibili negli edifici dalle guglie tardogotiche che si stagliano sullo sfondo. Questa sovrapposizione di linguaggi — rinascimentale e gotico internazionale — è tipica della cultura figurativa lombarda, nutrita dallo splendore delle corti dei Visconti e degli Sforza.
Proprio tale contesto cortigiano, raffinato e cosmopolita, conferisce alla miniatura milanese la sua cifra distintiva: un gusto spiccato per l’eleganza, la preziosità dei dettagli e la signorilità delle figure, che sembrano incarnare l’ideale estetico di una corte colta, fastosa e aperta agli influssi europei.
Commentario a cura di Paola Di Pietro Lombardi









