Il Vangelo non “appartiene” a Francesco: è Francesco ad appartenere al Vangelo, con tutto il suo essere. Francesco restituisce tutto, sceglie radicalmente la povertà. Rinasce, anzi risorge a vita nuova. Da qui nasce la Regola e l’Ordine. Dunque: non un Vangelo “di Francesco”, ma il Vangelo come specchio della sua vita:
«Questo voglio, questo chiedo, questo desidero di tutto cuore: seguire la vita e la povertà del nostro Signore Gesù Cristo.» (Vita Beati Francisci, 22)
San Francesco ha vissuto “secundum formam sancti Evangelii”: si è trasformato nella notte della Porziuncola (1208), mentre ascoltava la lettura del Vangelo sulla missione apostolica (Lc 9,3 e Mt 10,7-10).
Attraverso queste pagine si entra, come fece Francesco, in una tradizione viva, semplice e radicale, dove la Parola non si studia, ma si “abita”.
È un libro che non si possiede: si riceve.










