Commissionato dalla marchesa Mencia de Mendoza, raffinata collezionista d’arte e in rapporto con i maggiori pittori, miniatori e orafi del suo tempo, il manoscritto fu concepito come dono per il marito Hendrik III di Nassau-Dillemburg, visconte di Anversa e signore di Breda, confidente e ciambellano dell’imperatore Carlo V d’Asburgo.
Si tratta di un codice di piccole dimensioni, dall’apparato iconografico di straordinaria accuratezza, composto da 58 fogli singoli privi di continuità testuale, poiché la rilegatura fu eseguita secondo criteri esclusivamente estetici. Presenta nel calendario 12 miniature incorniciate da una fittizia struttura lignea, accompagnate da altrettante raffigurazioni dei segni zodiacali; 14 miniature a piena pagina entro cornici lignee ad arco, ornate su tre lati da elementi architettonici o floreali su fondo d’oro; 32 miniature di formato minore, anch’esse incorniciate; 43 iniziali decorate di varie dimensioni. Ogni foglio è impreziosito da ampie bordure popolate da motivi floreali, insetti, animali esotici e ornamenti architettonici.
La qualità delle miniature rivela la mano dei maestri fiamminghi della bottega di Simon Bening, uno dei più celebri miniatori attivi tra XV e XVI secolo. Il manoscritto rimase verosimilmente a Valencia per almeno quattro secoli dopo la morte della committente, per poi essere probabilmente venduto durante la Guerra Civile spagnola. Nell’Ottocento appartenne a Léon Gruel, celebre rilegatore parigino, come attesta il nome “GRUEL” impresso in rosso sul frontespizio: la legatura, infatti, fu realizzata a Parigi nella seconda metà del XIX secolo dalla sua rinomata bottega. Passò successivamente a Peter Marié, a New York. Henry Walters, di Baltimora, lo acquistò da George Richmond, libraio newyorkese, tra il 1903 e il 1931, anno in cui il codice entrò a far parte della collezione museale.
Commentario a cura di Carla Rossi.







