Rilevante per l’originalità dell’iconografia che rappresenta l’Inferno di Dante, il codice è un notevole esempio di miniatura bolognese del Trecento.
Ognuno dei cantici dell’Inferno è introdotto da una miniatura che mostra il contenuto del cantico.
Trentaquattro miniature impreziosiscono il manoscritto che mostra le scene dell’Inferno in colori vivaci su fondo oro.
La prima scena è organizzata su due colonne, mentre il resto delle miniature occupano solo una colonna.
Il manoscritto non fu mai completato. Gli spazi vuoti sono stati lasciati per le miniature riguardanti i cantici del Paradiso e del Purgatorio.
Delicati motivi vegetali bianchi, tipici dei manoscritti italiani del tardo medioevo, ornano tutto il libro. Probabilmente un solo scriba è responsabile di aver scritto il testo in elegante littera textualis.
Il manoscritto 1102 della Biblioteca Angelica è stato poco studiato e lo stile e i significati delle sue miniature hanno bisogno di ulteriore attenzione.
Generalmente assegnato ad uno scriptorium di Bologna, l’identificazione del miniatore della Divina Commedia è ancora oggetto di dibattito. Mario Salmi attribuisce l’opera a Simone dei Crocefissi, che pone il codice nel primo quarto del XV secolo. Il laboratorio del Mezzaratta di Bologna è stato suggerito come luogo di produzione del manoscritto, ma più di recente, gli studiosi hanno proposto i nomi di Oderisi da Gubbio e Franco Bolognese per le miniature di questo prezioso manoscritto.
Commentario a cura di Massimo Medica, Carlo Illuminati













