I libri illustrati della Bibbia si distinguono per la loro sontuosa decorazione: ricche miniature, pigmenti preziosi e una marcata subordinazione del testo all’immagine, caratteristica rara nell’ambito dei codici medievali. In questo esemplare, le miniature a soggetto singolo, a piena pagina, si susseguono con ritmo lento e solenne lungo l’apertura del volume, facendo largo uso dell’oro. La pagina qui considerata raffigura la costruzione della Torre di Babele, episodio tratto dalla Genesi. Le iscrizioni testuali non costituiscono la struttura portante della composizione: è anzi probabile che il ciclo fosse concepito per funzionare autonomamente, senza la necessità di didascalie che identificassero gli episodi rappresentati.
Questa preminenza dell’immagine sul testo nella trasmissione delle Scritture si manifesta a più livelli e rappresenta un’inversione rispetto ai metodi consueti di produzione libraria. Tradizionalmente, infatti, erano i copisti a determinare l’assetto della pagina: il testo veniva tracciato per primo, lasciando agli artisti gli spazi residui per la decorazione. Tale prassi rispondeva sia a esigenze pratiche sia alla concezione medievale della Parola di Dio come elemento primario, cui l’immagine doveva subordinarsi. Nei libri illustrati della Bibbia, invece, le iscrizioni venivano spesso aggiunte in un secondo momento, talvolta in modo discontinuo, costringendo il lettore a interrogarsi sul loro rapporto con le scene figurate.
Resta aperta la questione se il MS 5 francese sia stato concepito unicamente per esibire il gusto e la ricchezza del suo mecenate. Le iscrizioni aggiunte suggeriscono che si tratti di un vero e proprio ciclo pittorico; tuttavia, sarebbe riduttivo considerarlo un libro privo di una minima struttura verbale, poiché anche la presenza sporadica del testo contribuisce alla sua funzione interpretativa e devozionale.














