Il codice, già appartenuto alla celebre collezione del conte di Ashburnham (1797-1878) e acquisito dalla Laurenziana nel 1884, presenta un formato ridotto che ne rivela la destinazione a un uso privato e contemplativo. Le sue miniature, caratterizzate da un gotico oltremontano dalle tonalità fantastiche, offrivano a un pubblico aristocratico immagini di meraviglie e mostri senza contraddire il tema religioso: il legame archetipico tra fiaba e Scrittura rende infatti naturale questa compresenza.
Il testo del manoscritto non si riferisce alla fonte biblica, ma un commentario francescano alle visioni dell’Apocalisse redatto tra il 1331 e il 1334 e influenzato dal pensiero di Gioacchino da Fiore. Le miniature, invece, risalgono a circa il 1290 e appartengono alla tradizione anglo-francese dei cicli apocalittici sviluppatisi dal 1260: sono fedeli al Nuovo Testamento e non risentono dell’interpretazione gioachimita. È probabile che l’autore del commentario abbia riutilizzato un precedente codice illustrato, eliminando il testo originario e riordinando le immagini secondo la propria esegesi. Figura centrale delle miniature è Giovanni, l’Apostolo ed Evangelista, tradizionalmente riconosciuto come autore del quarto vangelo, delle tre epistole e del libro della Rivelazione.






