Divina Commedia Marciana

Cod. It. IX, 276 (=6902)

Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana

Edizione limitata: 299 copie

  • Secolo XIV
  • Formato cm 43 x 28
  • 78 carte
  • Stampa fine art
  • Applicazione dell’oro in lamina
  • Carta pergamena trattata a mano per il raggiungimento dello stato ottimale di invecchiamento
  • Legatura eseguita artigianalmente
  • Cucitura a mano
  • Incassatura su carta antica
  • Coperta in pelle con impressione a secco

II dotto patrizio veneziano Gianfrancesco Loredan (1607-1661) donò questa Commedia ai Benedettini di San Giorgio Maggiore di Venezia. Caduta la Repubblica, nel 1797 il codice fu compreso fra i 470 scelti fra i più preziosi presenti a Venezia affinché potesse arricchire la Biblioteca parigina, e a Parigi ebbe i timbri rossi della nuova proprietà. La restituzione avvenne nel 1816, ma nel frattempo il monastero era stato soppresso in seguito ai decreti del Regno Italico.

Il manoscritto divenne così parte del patrimonio della Biblioteca di San Marco.

Si tratta delle tre cantiche complete, senza commenti: l’Inferno ai ff. 1r-25v, il Purgatorio ai ff. 26v-52v, e infine il Paradiso ai ff. 53r-77v, scritte in gotica italiana formale omogenea su due colonne, con un inchiostro che si è rivelato di scarsa tenuta sulla pergamena.
Almeno tre sono le mani o le botteghe che si avvicendano nella costruzione della ricca illustrazione del codice.
Oltre alle decorazioni della pagina d’apertura e ai capilettera fogliati, le carte del manoscritto accolgono più di duecento scene illustrative che seguono il testo narrativamente. Assai nota la raffigurazione di Lucifero inserita a piena pagina alla fine dell’Inferno.

Il codice lussuoso, assai singolare per l’articolazione delle miniature che mutano dall’uso del colore intenso al puro disegno, si inserisce con coerenza in quell’ambiente veneto degli ultimi decenni del Trecento che mostra elementi compositi: una narratività erede dell’arte bolognese ed emiliana, e la raffinatezza del disegno che conosce le cadenze lombarde.